L'eremo del credente: meditazioni sul confine.

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nel Nome d'Iddio
l'Onnimisericordioso
il Clementissimo

La devozione
non consiste nel volgere i volti
verso l'oriente o l'occidente.

Devoto
è colui che crede in Dio e nel Giorno Ultimo,
negli angeli,
nel Libro e nei profeti;
colui che dà del proprio,
nel Suo Amore,
ai parenti, agli orfani, ai poveri,
ai viandanti, ai mendicanti
e per liberare gli schiavi;
colui che s'accosta alla preghiera
e purifica i propri beni
nell'elargizione.

E quelli che mantengono gli impegni presi,
quelli che sono pazienti
nelle avversità, nella malattia,
nel momento dello sconforto.
Ecco coloro che sono veritieri,
ecco i devoti.

O Eterno,
chi potrà dimorare
nella Tua tenda,
chi potrà abitare
sul Tuo santo monte?

Colui che procede integro
e opera con giustizia,
che dice la verità che è nel suo cuore,
non calunnia con la sua lingua,
né fa male contro il suo prossimo
o getta infamia con le proprie azioni
contro il suo vicino.

Ai suoi occhi
il malvagio è spregevole,
mentre onora
coloro che temono l'Eterno.
Non ritratta
anche se ha giurato
a proprio danno.
Egli non dà in usura il proprio denaro
né accetta doni di corruzione
contro l'innocente;
Chi si comporta così
non vacillerà mai.

E' solo per il Signore
che l'anima mia attende
silenziosa;
da Lui soltanto
può venire la mia salvezza.
Lui solo
è mia roccia e mia salvezza,
Lui è la mia fortezza:
non vacillerò mai tanto!

Fino a quando voi
complotterete slealmente
contro l'uomo?
Possiate tutti voi
essere abbattuti
come muro pericolante
o recinto inclinato.
Solo a causa della loro alterigia
essi tramano per farmi cadere;
amano raccontar menzogna.
Benedicono con la bocca
e maledicono col cuore.

Però l'anima mia attende
silenziosa
il Signore soltanto
perchè è da Lui
che sgorga la mia speranza.
Lui solo
è mia roccia e mia salvezza,
Lui è la mia fortezza:
non vacillerò!
Dal Signore dipende
la mia salvezza e la mia gloria,
la roccia del mio vigore:
il mio rifugio è nel Signore!

Abbiate fede in Lui,
in qualsiasi momento, oh popolo,
aprite il vostro cuore di fronte a Lui!
Il Signore è per noi un rifugio per sempre.
Nient'altro che vanità fidarsi degli esseri umani
e gli uomini di alto rango son menzogneri!
Messi sulla bilancia s'alzan leggeri:
tutti insieme pesano meno del nulla.
No, non affidatevi alla violenza,
né sperate vanamente
nelle rapine!
Anche quando le ricchezze
dovessero prosperare
non attribuitegli importanza!

Una volta parlò il Signore,
due volte L'ascoltai:
la Potenza appartiene a Dio
e Tuo, o mio Signore,
è l'Amore;
Tu rendi a ciascuno
secondo le sue opere.

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giovedì, 14 agosto 2008
Conversione (I)

L'esperienza giordana e' quasi conclusa. Al solito, le cose piu' importanti non le sapro' raccontare; tuttavia stavolta lavoro ad un paio di interviste che mi hanno aiutato a comprendere piu' a fondo la questione palestinese. Confesso che mi ha sollevato costatare che alcune delle linee fondamentali mi erano ormai chiare; ringrazio Iddio per avermi dato l'opportunita' di capirne qualcosa di piu' e di meglio, e rimetto a Lui i miei sforzi per saperne tradurre qualche cosa ad altri, nel prossimo futuro. E' soprattutto per questo, d'altronde, che sono venuto qui.

 

Nei giorni scorsi ho comunque potuto seguire alcuni segmenti di un dibattito sorto su uno dei pochi blog che leggo con qualche regolarita'; e nonostante l'ora tarda e gl'impegni per domani - ultima giornata di attivita' cogli orfani del campo - tenevo ad appuntare due considerazioni a riguardo.

Il dibattito concerne, in buona sostanza, la sostanziale differenza tra i modi di concepire l'identita' islamica nei Paesi a maggioranza musulmana (ad es. Paesi arabi) da un lato, ed in quelli di recente immigrazione musulmana o con una certa percentuale di convertiti all'Islam, (in particolare, Italia) dall'altro. In linea di massima, i primi rappresenterebbero una sorta di "via naturale all'Islam", nutrita del rassicurante tepore dell'abitudinarieta' intergenerazionale e dotata della caleidoscopica pluralita' di espressioni che contraddistingue tutto cio' che aderisce alla Vita in quanto tale; i secondi figurerebbero, invece, come una specie di temibile caricatura, abbondantemente truccata tanto da ataviche consuetudini tribali quanto da personali ambizioni ed ossessioni di un'umanita' in cerca di se'. L'ho fatta molto corta, naturalmente, e domando correzioni laddove necessarie. Un argomento specifico - particolarmente critico - ha riguardato la figura del "convertito". Mi sembra che la questione, degna d'interesse sotto piu' punti di vista, si disponga almeno su due piani di considerazioni.

 

Dal punto di vista spirituale, la conversione e' la figura maggiore, l'archetipo del pentimento. E' necessario intendersi bene: pentimento non e' uno stato di contrizione, bensi' un movimento di superamento dell'errore. Non evento statico, dunque, bensi' dinamico. E' importante comprendere soprattutto che il senso di colpa e' buono solo in quanto e' funzionale ad un processo di redenzione. Un qualsiasi confessore potrebbe spiegarlo assai semplicemente: pentirsi e' provare pena per un errore, ma soprattutto darsi da fare per rimediarvi. Una persona penitente e' soprattutto una persona che sta riacquisendo il sorriso.

Allo stesso modo, pertanto, la conversione rappresenta innanzi tutto un'istanza di ritorno. Essa e' tutta tesa a quel Luogo che e' tanto la Meta quanto l'Origine: e' quel Luogo del Ritorno in cui risiede il Senso e la Sostanza della vita spirituale. Cio' implica, in secondo luogo, l'allontanamento da una condizione di partenza naturalmente differente. E' paradigmatica la storia del popolo di Israele: nella Terra della Promessa (che e', allo stesso tempo, la Terra dei Patriarchi) risiede il senso e la direzione del suo movimento, l'Esodo; il rifiuto dell'Egitto ne e' la conseguenza immediata, complementare, spontanea. Detta in altri termini: il rifiuto ha forza in virtu' di un'affermazione migliore.

Conversione, dunque, in quanto movimento di ritorno - etimologicamente: riorientamento - e' la storia di ogni anima che tenda a vivere la strada dello Spirito. Riferire quest'espressione soltanto ad un confessionale "cambiamento di casacca" (sic) e' sintomo di malizia o di incomprensione. Sarebbe sufficiente sfogliare la letteratura agiografica delle piu' solide tradizioni religiose per riscontrare la medesima attenzione al fatale momento della conversione del santo, il quale apparira' tanto piu' degno di devozione quanto piu' radicale fu il suo cambiamento in virtu' della fede. Per estensione, ogni credente e' impegnato a vivere quotidianamente la sua conversione, il suo riorientamento verso il Centro dell'esistenza: e' la ripetizione della shahada per i musulmani, e' l'abluzione con l'acqua del fonte battesimale per il cristiano, e cosi' via.

Correttamente inteso, il termine "convertito" sarebbe percio' un riconoscimento di cui nessuno oserebbe fregiarsi da se'. Al contrario, oggi e' piuttosto invalso come un sostantivo statistico e burocratico, quando non proprio come un aggettivo polemico. Io personalmente tendo perlopiu' a definirmi "un persuaso", secondo la definizione che ne diede Aldo Capitini, un filosofo cristiano del secolo scorso. Tuttavia mi e' perfettamente chiaro che convertiti furono, propriamente, tutti i profeti ed i messaggeri di Dio (Pace su di loro), quando furono chiamati ad adempiere la loro missione, cosi' come convertiti furono, propriamente, quelle ristrette schiere di apostoli e di seguaci che oggi rappresentano il solido nucleo patristico delle maggiori tradizioni religiose. In base a quanto detto, anzi, sara' evidente costatare che la conversione - propriamente intesa come riconversione al Divino - e' la condizione preliminare alla santita'.

Cio' mi conduce a terminare il primo e piu' impegnativo ordine di osservazioni. [Continua alla prossima connessione, ensha'Allah]

Postato da: abdannur a 01:08 | link | commenti (1)
conversione, post in evidenza, appunti islamici


Commenti
#1   19 Agosto 2008 - 14:46
 
"Io personalmente tendo perlopiu' a definirmi 'un persuaso'[...] Tuttavia mi e' perfettamente chiaro che convertiti furono, propriamente, tutti i profeti ed i messaggeri di Dio".
È così, anche per noi cristiani. Dagli apostoli a - soprattutto - san Paolo.

Altrettanto vero è che la via naturale alla Chiesa è quella "nutrita del rassicurante tepore dell'abitudinarieta' intergenerazionale e dotata della caleidoscopica pluralita' di espressioni che contraddistingue tutto cio' che" è e - soprattutto - era vita quotidiana".

Eppure, scusami la bestemmia, te l'immagini un ritorno di Cristo visto contemporaneamente dal cristiano in vesti cattoliche e dal musulmano in vesti islamiche? Assurdo, certo. Eppure, anche l'Anticristo sarà visto negli stessi, rispettivi modi. Chissà.
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