L'eremo del credente: meditazioni sul confine.
Spigolature di dottrina e storia islamica,
appunti di politica e cultura,
tra le Alpi e le Piramidi,
tra culto e coltivazione.
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La devozione
non consiste nel volgere i volti
verso l'oriente o l'occidente.
Devoto
è colui che crede in Dio e nel Giorno Ultimo,
negli angeli,
nel Libro e nei profeti;
colui che dà del proprio,
nel Suo Amore,
ai parenti, agli orfani, ai poveri,
ai viandanti, ai mendicanti
e per liberare gli schiavi;
colui che s'accosta alla preghiera
e purifica i propri beni
nell'elargizione.
E quelli che mantengono gli impegni presi,
quelli che sono pazienti
nelle avversità , nella malattia,
nel momento dello sconforto.
Ecco coloro che sono veritieri,
ecco i devoti.
O Eterno,
chi potrà dimorare
nella Tua tenda,
chi potrà abitare
sul Tuo santo monte?
Colui che procede integro
e opera con giustizia,
che dice la verità che è nel suo cuore,
non calunnia con la sua lingua,
né fa male contro il suo prossimo
o getta infamia con le proprie azioni
contro il suo vicino.
Ai suoi occhi
il malvagio è spregevole,
mentre onora
coloro che temono l'Eterno.
Non ritratta
anche se ha giurato
a proprio danno.
Egli non dà in usura il proprio denaro
né accetta doni di corruzione
contro l'innocente;
Chi si comporta così
non vacillerà mai.
E' solo per il Signore
che l'anima mia attende
silenziosa;
da Lui soltanto
può venire la mia salvezza.
Lui solo
è mia roccia e mia salvezza,
Lui è la mia fortezza:
non vacillerò mai tanto!
Fino a quando voi
complotterete slealmente
contro l'uomo?
Possiate tutti voi
essere abbattuti
come muro pericolante
o recinto inclinato.
Solo a causa della loro alterigia
essi tramano per farmi cadere;
amano raccontar menzogna.
Benedicono con la bocca
e maledicono col cuore.
Però l'anima mia attende
silenziosa
il Signore soltanto
perchè è da Lui
che sgorga la mia speranza.
Lui solo
è mia roccia e mia salvezza,
Lui è la mia fortezza:
non vacillerò!
Dal Signore dipende
la mia salvezza e la mia gloria,
la roccia del mio vigore:
il mio rifugio è nel Signore!
Abbiate fede in Lui,
in qualsiasi momento, oh popolo,
aprite il vostro cuore di fronte a Lui!
Il Signore è per noi un rifugio per sempre.
Nient'altro che vanità fidarsi degli esseri umani
e gli uomini di alto rango son menzogneri!
Messi sulla bilancia s'alzan leggeri:
tutti insieme pesano meno del nulla.
No, non affidatevi alla violenza,
né sperate vanamente
nelle rapine!
Anche quando le ricchezze
dovessero prosperare
non attribuitegli importanza!
Una volta parlò il Signore,
due volte L'ascoltai:
la Potenza appartiene a Dio
e Tuo, o mio Signore,
è l'Amore;
Tu rendi a ciascuno
secondo le sue opere.
L’associazione dei Giovani Musulmani intende esprimere la più profonda preoccupazione e la più viva solidarietà per la situazione dei profughi migranti attraverso il canale di Sicilia, dalle coste libiche e tunisine alla Penisola italiana. [Leggi]
Con il Rinascimento, in Occidente, il movimento culturale è stato un’occasione di libertà, di rinnovamento, ma non una vera liberazione. Ci si è liberati dal giogo del clericalismo medievale per essere asserviti in qualche modo all’antichità: "un passo avanti e due indietro". [Continua]
Il verbo arabo che corrisponde al nostro "digiunare" significa letteralmente "astenersi, trattenersi". La tradizione ci descrive però diversi tipi, o meglio "livelli", di astinenza che il credente è invitato a praticare. La semplice astinenza fisica – per cui dall’alba al tramonto non si assume alcuna sostanza né si intrattengono rapporti sessuali – non può certo esaurire, infatti, il senso profondo del precetto coranico, che raccomanda: "Oh voi che credete! Vi è stato prescritto il digiuno, com'era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto, affinché possiate essere pii" (al-Baqara: 183). L'obiettivo dell'astinenza non è certo il semplice "digiuno del corpo", una sorta di rigida dieta giornaliera, bensì una purificazione assai più generale, profonda e radicale.
Prima di illustrare la storia dell’umanitarismo nel mondo musulmano, è importante definirne il concetto dal punto di vista della dottrina islamica. Si tratta di un assunto alquanto ampio ed articolato, che abbraccia tanto le forme tradizionali di solidarietà e beneficienza – cui sovente è associato il moderno aiuto umanitario – quanto forme più olistiche d’interazione tra l’essere umano e gli altri esseri viventi. [Continua]
La vivibilità di una strada cittadina non si valuta dall'intensità dei lampioni che l'illuminano, né si misura col numero di poliziotti che la presidiano. Essa è piuttosto il frutto maturo di una cultura civile in cui i luoghi pubblici siano considerati un bene comune, e la cui tutela sia percepita come una responsabilità di tutti.
La Repubblica Islamica d'Iran rappresenta un esperimento politico e teologico inedito per l'epoca moderna, ed un naturale motivo d’interesse per ogni credente.
Tra circa un'ora il presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Hussein Obama, pronuncerà presso l'Università del Cairo un "discorso ai popoli musulmani del mondo". Il sistema dei media internazionali, opportunamente imboccato dall'ufficio stampa della Casa Bianca, ha già provveduto a proclamare la portata "storica" di questo discorso, contribuendo a creare un clima di profonda aspettativa nella vasta platea delle opinioni pubbliche planetarie.
Al di qua di esse, tuttavia, vi sono coloro che, della pubblica opinione, non partecipano, né ambiscono ad influirvi. Coloro le cui opinioni, sentimenti e speranze sono orientate principalmente dall'aridità di un pozzo, dalla scarsità del pane, dalla gravità di un episodio febbrile. Nel panorama surreale di un mondo in cui il volto sorridente di un distinto avvocato afroamericano ci è più visceralmente familiare del nostro stesso volto incanutito, un discorso mondovisivo è poc'altro che un accento accademico sulla parola violenza.
Probabilmente Barack Obama è una brava persona. Questo, tuttavia, non ha alcuna importanza. La realtà non è una narrazione apologetica, e nessuna narrazione può destare alcun interesse finché non si dimostri efficace rispetto allo svolgimento concreto della vita materiale.
Il discorso del presidente degli Stati Uniti è sicuramente un segnale di evidente discontinuità, quantomeno retorica, rispetto all'atteggiamento della precedente amministrazione Bush. Ciò che conta, tuttavia, è che l'evidenza non resti una caratteristica di superficie. Non ci servono discorsi, oggi, bensì l'impegno concreto ad un cambiamento strategico dei rapporti tra la Superpotenza americana ed i popoli del mondo musulmano e non: è un'idea del mondo incentrata sul monopolio del potere - e la concreta, violenta pratica attuativa di questo monopolio - il problema degli Stati Uniti coi popoli musulmani e non. Che il responsabile politico di questo progetto egemonico sia afroamericano, latino o di lontane origini siciliane, non ha alcuna reale importanza, per coloro che ne sperimentano personalmente, quotidianamente le drammatiche conseguenze.
Bisogna innanzi tutto chiamare le cose col loro nome, e di conseguenza agire su di esse. Di generiche buone intenzioni, se ne sono già sentite molte professioni, a partire dalla questione arabo-israeliana. Quando il presidente degli Stati Uniti spiegherà allora che non è un diritto del suo Paese la sistematica depredazione delle altrui riserve naturali, la consolidata pratica di dumping ai danni dei mercati minori, l'ingiustificata intromissione nelle altrui politiche economiche, sociali e commerciali, l'esercizio arbitrario della violenza militari nei confronti di coloro che si oppongono ad un disegno strategico unipolare - e via via elencando le diverse forme di dominio su cui si fonda la precaria prosperità del sistema americano - allora, e solo allora, potremo riconoscere una parola costruttiva degli Stati Uniti nei confronti del mondo musulmano e non.
Ma queste cose, obiettivamente, nessun presidente degli Stati Uniti potrà mai dirle, facendole poi seguire da un'effettiva inversione di rotta delle proprie politiche corporative nel mondo. Allora, l'orizzonte più verosimile è che il presidente Obama si dimostri il classico guanto di velluto di un pugno di ferro che non ha alcuna intenzione di allentare la sua presa sui popoli del mondo.